1. Home
  2. /
  3. Magazine
  4. /
  5. PUA - Piano di Utilizzazione Agronomica
Agrotecnico

PUA - Piano di Utilizzazione Agronomica: quando serve e come si fa

Campo agricolo coltivato a spighe di grano, contesto tipico in cui si applica il Piano di Utilizzazione Agronomica per lo spandimento di effluenti

Chi conduce un'azienda agricola o zootecnica e utilizza effluenti di allevamento, digestato o altri fertilizzanti azotati per concimare i propri terreni si trova spesso a fare i conti con un adempimento tecnico poco conosciuto ma di fatto obbligatorio in molte situazioni: il Piano di Utilizzazione Agronomica, comunemente indicato con la sigla PUA. Non è un documento burocratico fine a se stesso, ma lo strumento con cui si programma in modo razionale la fertilizzazione dei terreni, tutelando al tempo stesso le falde e i corsi d'acqua dall'eccesso di azoto.

Cos'è il PUA e a cosa serve

Il PUA è il documento tecnico con cui viene programmata la distribuzione sul terreno di effluenti zootecnici, digestato o altri fertilizzanti contenenti azoto, in modo coerente con le esigenze nutritive delle colture e con la capacità del suolo di assorbire questi apporti senza generare dispersioni verso le acque superficiali e sotterranee. In pratica, il piano mette a confronto quanto azoto viene apportato con le concimazioni e quanto ne viene effettivamente asportato dalle colture, calcolando un bilancio che deve rispettare i limiti stabiliti dalla normativa, in particolare nelle zone classificate come vulnerabili ai nitrati.

Redigere correttamente il PUA significa quindi unire due obiettivi: da un lato ottimizzare la fertilizzazione a beneficio della produzione agricola, dall'altro rispettare gli obblighi ambientali previsti dalla Direttiva Nitrati e dai programmi d'azione regionali che ne recepiscono i contenuti.

Quando è obbligatorio il PUA

L'obbligo di redigere il PUA scatta principalmente per le aziende che effettuano spandimento di effluenti di allevamento o digestato su terreni situati, anche solo parzialmente, in zone designate vulnerabili ai nitrati (ZVN), quando i quantitativi di azoto distribuiti superano determinate soglie stabilite dal programma d'azione regionale vigente. In molti casi, oltre al PUA vero e proprio, è richiesta anche la presentazione di una comunicazione o di un'autorizzazione allo spandimento all'ente competente, prima dell'inizio delle operazioni.

Le soglie di esenzione, le semplificazioni previste per le piccole aziende e i termini entro cui presentare la documentazione variano nel tempo e da regione a regione: prima di stabilire se la propria azienda rientra o meno nell'obbligo è quindi indispensabile verificare puntualmente il programma d'azione nitrati in vigore nel territorio in cui si opera, meglio se con il supporto di un tecnico agronomo che segue costantemente gli aggiornamenti normativi.

Le zone vulnerabili ai nitrati (ZVN)

Le ZVN sono aree individuate dalle Regioni, sulla base di criteri idrogeologici e agronomici, dove il rischio di inquinamento delle acque da nitrati di origine agricola è considerato più elevato. All'interno di queste zone i limiti sui quantitativi di azoto distribuibile per ettaro sono più stringenti rispetto alle aree non vulnerabili, ed è proprio in questi contesti che il PUA diventa, nella maggior parte dei casi, un adempimento imprescindibile per chi utilizza effluenti zootecnici.

Come si redige un PUA: le fasi principali

La predisposizione del piano segue un percorso tecnico articolato in più fasi, che richiede la raccolta di dati aziendali puntuali e aggiornati.

Mappatura dei terreni e del piano colturale

Il primo passo consiste nell'individuare con precisione tutti gli appezzamenti nella disponibilità dell'azienda, la loro estensione, la classificazione rispetto alle zone vulnerabili e le colture in atto o previste nella campagna agraria di riferimento, elemento indispensabile per calcolare correttamente il fabbisogno di azoto di ciascuna coltura.

Calcolo del bilancio dell'azoto

Per ogni appezzamento viene messo a confronto l'azoto apportato con le concimazioni organiche e minerali con quello asportato dalle colture, tenendo conto anche degli apporti naturali del terreno. Il risultato deve mantenersi entro i limiti previsti dalla normativa per la zona di riferimento.

Programmazione delle dosi e dei periodi di spandimento

Sulla base del bilancio, il tecnico stabilisce dosi, epoche e modalità di distribuzione più opportune, tenendo conto anche dei periodi di divieto di spandimento previsti dal calendario regionale, spesso legati alla stagione invernale o a condizioni meteorologiche particolari.

Hai bisogno di assistenza su questo tema?

Contatta lo Studio Formigari per verificare se la tua azienda è tenuta a redigere il PUA e per la predisposizione del piano e della relativa documentazione.

Chiama 045.663.10.33 Richiedi un preventivo

Registro delle concimazioni e obblighi di conservazione

Chi è soggetto all'obbligo di PUA deve normalmente tenere anche un registro delle concimazioni, sul quale annotare in modo cronologico gli interventi di fertilizzazione effettivamente eseguiti: data, appezzamento, tipologia e quantità di fertilizzante distribuito. Il PUA e il relativo registro vanno conservati in azienda e resi disponibili in caso di controllo da parte degli enti preposti, poiché costituiscono la prova documentale della corretta gestione agronomica dei terreni nel rispetto dei limiti normativi.

La mancata redazione del PUA quando dovuto, così come la mancata tenuta del registro delle concimazioni, espone l'azienda a sanzioni amministrative, la cui entità e le cui modalità di applicazione sono stabilite dalla normativa regionale e nazionale di riferimento e vanno pertanto verificate caso per caso.

Perché affidarsi a un tecnico agronomo

Il PUA non è un modulo standard da compilare, ma un documento tecnico che richiede competenze agronomiche specifiche: conoscenza dei fabbisogni nutritivi delle colture, capacità di interpretare le caratteristiche pedologiche dei terreni e aggiornamento costante sulla normativa regionale in materia di nitrati, che viene periodicamente rivista. Un piano predisposto in modo approssimativo rischia di non essere conforme, esponendo l'azienda a contestazioni in sede di controllo, oltre a non restituire un quadro realmente utile per programmare le concimazioni in modo efficiente. Affidarsi a un consulente agronomo che segue l'azienda nel tempo permette invece di integrare il PUA con le altre pratiche obbligatorie, dal fascicolo aziendale alla domanda PAC, mantenendo l'azienda sempre in regola.

Indietro

Continua a leggere